Peplumania: 120 anni di cinema storico-mitologico

di Fabrizio Faggiano

Per parlare di cinema storico-mitologico ho avuto il piacere di intrattenermi per un paio d’ore con Christophe Champclaux. Storico di formazione Christophe é prima di tutto un grande cinefilo. Giornalista, redattore, produttore ha realizzato alcuni documentari.Nel 1995 ha creato la fortunata serie documentaria Les Maîtres du regard venduta in una ventina di paesi tra cui l’Italia. Appassionato del cinema di Honk Kong collabora dal 1987 alla rivista Karaté Bushido. Ha pubblicato e tradotto diverse opere sulle arti marziali e il cinema. Nel 2001 ha creato, insieme a Linda Tahir Meriau, la società di produzione Rose Night specializzata nella produzioni di documentari e programmi sulla storia del cinema. Tra questi la collezione Ciné Vintage che conta documenti filmati, edizioni di libri, approfondimenti e dvd sul cinema di genere (soprattutto americano e italiano).

 

FF: Tu sei allo stesso tempo un cinefilo e uno studioso e appassionato di storia. E’ questa passione che ti ha spinto a interessarti ai peplum? O ci sono altre ragioni, ad esempio estetiche?

CC: Mi interessano i film storici in generale ma c’è un’altra ragione: mi piacciono particolarmente i film che trattano dell’antichità. Ho sempre ammirato le opere dove c’é uno spaesamento temporale. Ricordo che ero bambino, avevo tra i nove e gli undici anni, ero a casa di mio zio e alla televisione passavano Elena di Troia girato a Cinecittà da Robert Wise, con la straordinaria Rossana Podestà nella parte di Elena. Nella seconda unità d’equipe é acceditato solo Yakima Canutt ma in realtà c’erano anche Roula Walsh e Sergio Leone. Mio zio commentava il film come si fa con i dvd oggi. Lo sentivo dire: “Gli opliti non hanno quelli scudi, hanno confuso le lance…” Lui era preside in una scuola e appassionatissimo di storia greco-romana. Osservava sempre che gli scudi e le armature nei film corrispondessero a quelli dei guerrieri greci nel dodicesimo secolo AC. Si chiedeva come una guerra per rapire una donna potesse durare cosi’ tanto senza che si facesse mai riferimento al regolamento di conti tra pirati rivali per il controllo dei passaggi tra il Mediterraneo e il Mar Nero. Io ero affascinato dallo spettacolo del film ma anche dalle conoscenze di mio zio. Nell’immediato dopoguerra lui era solito partire durante le vacanze estive con i suoi amici. Dall’Alvernia, in bicicletta, andavano fino in Italia alla scoperta dei siti romani realizzando splendide fotografie.

 

FF: Il film di Wise del 1956 fu un fiasco, così comme fu un fiasco la Cleopatra di Mankiewicz del 1963 con Elisabeth Taylor e Richard Burton che mandò quasi a picco la Fox…

CC: Per Elena di troia furono scelti solo attori europei. Nel film di Wise per interpretare Paride si ricorse a Jack Sernas, attore di origini lituane che fece la resistenza in Francia e poi andò a lavorare in italia dove restò praticamente per tutta la carriera. Per Elena si optò per Rossana Podestà che diventò poi la moglie di Marco Vicario, grande produttore di film gotici, peplum, gialli. Malgrado nel cast ci fossero affermate star inglesi in secondi ruoli: Stanley Baker nel ruolo di Achille, Robert Douglas in quello di Agamennone, Torin Tatcher in quello di Ulisse, Harry Andrews in quello di Ettore, il film non funzionò. Nessun attore americano fatta eccezione di Marc Lawrrence (Diomede). Un piccolo ruolo fu assegnato anche a Brigitte Bardot che interpretò Andraste (BB era a Cinecittà per girare Mio Figlio Nerone di Steno, fotografato da Mario Bava con Gloria Swanson, De Sica e Sordi).

A Hollywood sul Tevere non si produssero solo fiaschi. Quo Vadis (1951) fu un successo colossale. Il progetto di realizzazione iniziò negli anni trenta, con la MGM che voleva produrlo nel 1938-1939 a Cinecittà. Fu rilanciato tra il 1946-1947, la regia affidata a John Huston e prevedeva Gregory Peck nel ruolo di Marco Vinicio. Gragory Peck ebbe un incidente all’occhio, John Huston delle noie politiche e il film fu diretto da Mervin Leroy. Fu un trionfo mondiale con le migliori entrate dell’anno negli Stati Uniti. Nicolas Ray girò in Spagna Il re dei re nel 1961, film che realizzo’ dei gaudagni inaspettati nel mondo intero.

Come sempre nel cinema i successi commerciali si alternano ai fallimenti inattesi. Parlando di film americani prodotti a Hollywood ci fu La Tunica (1953), la prima pellicola girata in CinemaScope che sbanco’ il box-office. La regina delle piramidi di Howard Hawks del 1955 invece fu un fiasco, cosi’ come furono dei fiaschi Sinuhe l’egiziano di Michael Curtiz  in CinemaScope nel 1954 e La Caduta dell’impero romano di Antony Mann (1964).

 

FF: Visto che parliamo di film precursori volevo chiederti dell’Ulisse di Mario Camerini, un film che spiana in un certo senso la strada a Hollywood sul Tevere. Film straordinario uscito nel 1954 dove Silvana Mangano interpreta meravigliosamente sia il ruolo di Penelope sia quello della maga Circe.
CC: Ulisse è un film importantissimo perché marca la volontà di Ponti-De Laurentis di poter intervenire direttamente sul mercato americano attraverso le Majors. All’origine del progetto c’era Orson Welles che lo propose a Ponti e De Laurentis. Ma il grande regista americano parti’ in Marocco per girare Otello. Durante le riprese di questo film che durarono più di tre anni Welles versava in difficoltà economiche; approfittò dei soldi dell’Ulisse per poter portare a termine il suo capolavoro. Ponti e De Laurentis che credevano molto nell’Ulisse ingaggiarono Pabst che rinuncio’ all’ultimo minuto. Alla fine fu Camerini a realizzarlo. Il film, malgrado tutte queste vicissitudini, si piazzo’ in testa agli incassi nella stagione 1954-1955.

Se ti ricordi nel Disprezzo di Godard il regista tedesco che nel romanzo di Moravia si chiama Rheingold é interpretato da Fritz Lang. Questo personaggio ricalca quello di Pabst che doveva realizzare L’Odissea dopo il forfait dei Welles. Il personaggio del produttore, Batista nel romanzo, Prokosch (Jack Palance) nel film, é ispirato a Carlo ponti che produrrà il film di Godard! Lo sceneggiatore Riccardo, nel film Paul, interpretato da Michel Piccoli, é una proiezione di Moravia stesso. Solo che Elsa Morante nella realtà non é andata a letto con Ponti e non sono neanche morti in un incidente stradale… La prima edizione del romanzo di Moravia esce lo stesso anno del film di Camerini.

La Mangano, nonché Signora De Laurentis, che interpreta magistralmente i due ruoli credo sia una trovata di Orson Welles che i due produttori mantennero dopo il forfait dell’autore di Quarto Potere. Nello stesso anno Sophia Loren, nonché Signora Ponti, interpreta il ruolo della protagonista femminile in Attila di Pietro Franscisci. Ponti abbandonerà il peplum mentre De Laurentis produrrà Maciste contro il vampiro (1961),  Barrabas (1961), L’Odissea (1968), Conan il barbaro (1982) e più recentemente nel 2007 L‘ultima legione tratto dal romanzo di Valerio Manfredi.

 

FF: Qual’era la ricetta vincente dei film storico-mitologici?

CC: L’esempio della Francia è sintomatico. I film italiani erano, per la maggior parte, finanziati da produzioni francesi in virtù della politica delle coproduzioni franco-italiane incoraggiate all’indomani della guerra. Molti film mitologici italiani furono finanziati all’80 per cento dai francesi. La Francia era il primo mercato. Questo genere era popolarissimo da noi, amato dalla gente ma non dagli intellettuali. Non era il caso dei film di Totò ad esempio che stentarono ad affermarsi qui.

E’ importante sapere che fino al 1913 il numero di film storico-mitologici prodotti in Francia e in Italia era lo stesso.

 

FF: A proposito di cinema muto facciamo un salto indietro. Sin dall’inizio del cinema si volle mettere in scena l’antichità. Questa visione del passato affondava le sue radici nella tragedia classica, nella pittura storica, nel teatro. I cineasti trovarono terreno fertile nel rappresentare i miti fondatori di alcune leggende : li immaginavano traducendoli in immagini. Ferdinand Zecca, Louis Feuillade, Gerorges Méliès in Francia misero in scena film di matrice storica. Ricordo Messaline o la  Vie et la Passion de Notre Seigneur Jesus Christ di Zecca o Cléopâtre e Le Juif errant di Méliès. Si rappresentavano le scene più varie: dalle catastrofi come l’incendio di Roma o la distruzione di Pompei ai miracoli di Cristo alle scene tratte dalla mitologia greca. Ma quella che viene considerata la prima Golden Age del cinema storico-mitologico nasce ufficialmente con Quo Vadis di Enrico Gauzzoni (1913) e soprattutto con Cabiria di D’Annunzio-Pastrone, che vide la nascita del personaggio di Maciste. Questo film mitico costo’ un milione di lire-oro e misurava più di 3000 metri di pellicola (più di tre ore!). Molti non sanno che Maciste, il liberto che nel film aiuta il romano Axilla liberando la piccoa Cabiria dai cartaginesi, fu una creazione del poeta Vate. Nel film Maciste era un personaggio secondario ma in seguito, grazie soprattutto al successo di ques’opera faraonica, si affermò come un personaggio a sé stante che diede vita, da solo, a tantissimi film.

CC: Cabiria è un mito fondatore. Cartagine in fiamme di Emilio Salgari è a quest’epoca libero dai diritti; d’Annunzio fa quello che fanno molti in questo periodo: si serve del romanzo di Salgari, così come si serve di Salambò di Flaubert per scrivere il soggetto di Cabiria. D’Annunzio conserva gli avvenimenti noti ma lo modifica sufficientemente traendone una storia originale. Nella prima sceneggiatura Maciste non si chiama Maciste, è uno schiavo africano. Bartolomeo Pagano in tutti i Maciste successivi è bianco ma nel film di Pastrone è nero. Si chiama Ercole. Ercole è la combinazione di tre o quattro personaggi: uno mesopotamico, due greci e uno africano. In molti film successivi, soprattutto nel dopoguerra, il nome di Ercole viene associato a quello di altre figure: ricordo ad esempio che in Ercole contro Moloch, film del 1963 diretto da Giorgio Ferroni Glauco, principe di Tirinto, viene chiamato da tutti Ercole. O ancora nell’Ultimo Gladiatore di Umberto Lenzi (in francese il titolo è Hercules contre les mercenaires) del 1964 dove Glauco interpretato da Richard Harrison viene ribattezzato Ercole da Messalina, il Dio dei gladiatori.

 

FF: Bartolomeo Pagano, l’attore che venne scelto per interpretare Maciste, lavorava come camallo al porto di Genova. Fu scelto in un concorso nazionale a cui parteciparono una cinquantina di concorrenti. Dopo il successo del film Bartolomeo Pagano interpretò una ventina di film: d’avventura, comici, storici fino a metà degli anni venti. Quando lascia il cinema perché malato il suo personaggio cade in desuetudine. Il mito di Maciste del primo cinema peplum europeo tramonta con la fine del cinema di questo straordinario attore del muto. I suoi atteggiamenti, le sue pose, la postura imitavano e vennero imitate da un nuovo forzuto che lo rimpiazzerà, ahi noi, nella realtà… Il cinema fascista d’altronde creò altri miti e nuovi eroi, questa volta completamente diversi da quelli di Maciste… Il cinema storico degli anni trenta diede comunque all’Italia alcuni grandi film come Scipione l’Africano nel 1937 diretto da un grande regista italiano sopravvissuto al muto, Carmine Gallone.

CC: In Scipione l’Africano ci sono venti minuti magistrali, quando l’azione si svolge presso i berberi, il kolossal ai suoi massimi livelli. Poi ci sono delle ridondanze declamatorie di stampo dichiaratamente fascita e cose insopportabili come la fine con gli elefanti dove si vede chiaramente che gli animali utilizzati hanno sofferto… Un altro merito del film è quello di mostrare la forza degli avversari, i cartaginesi, rendendo loro giustizia.

Ritornando a Maciste è vero che il personaggio muore con la fine della carriera di Bartolomeo Pagano. Ma non bisogna dimenticare il fallimento commerciale de Gli Ultimi giorni di Pompei di Carmine Gallone del 1926 che peso’ non poco sul declino del genere. Il film era costato una fortuna e non reintro’ nei costi. A questo si aggiunge il fatto che la seconda parte del “regno” di Mussolini fu segnata dall’affermazione della piccola borghesia in contrapposozione al fervore popolare che aveva portato lo stesso Mussolini al potere. Il Duce brucia il debito al Vittoriano ed é come se fosse un imperatore romano. A questo punto della storia non c’é più bisogno di eroi salvifici, neanche allo schermo…

Infine c’é una considerazione di ordine storico: Sin dal Rinascimento e fino alla fine del XIX secolo la pittura che si ispirava all’antichità, sostenuta dalla chiesa e dalla pedagogia di stampo storicista, era un pretesto per rappresentare le grazie e le nudità, le orgie, le torture e i massacri di ogni genere. Il cinema muto aveva sposato quest’iconografia e adottato gli stessi contenuti con gli stessi obbiettivi. Il peplum della fine degli anni venti era diventato un genere “deviante”. Si preferi’ dare spazio agli intrighi biccolo-borhesi dei telefoni bianchi.

 

FF: Questa rappresentazione fantasmatica dell’Antichià in Occidente é comparabile a quella della corsa verso il West in America con il cinema western. Tuttavia nel cinema storico-mitologico c’é una banalizzazione dell’Antichità. Dare vita ad immagini attraverso miti e leggende (la rappresentazione dei Mostri e delle Meduse ad esempio é ricorrente).

CC: Ancora una volta tutto ci viene dalla pittura. Essa, più di ogni altra forma d’arte, conserva la memoria. A proposito della Medusa dalla testa tagliata: nessun testo antico ne parla. E’ il pittore francese Henri-Pierre Picou che ha inventato questa storia. Verso il 1850-1860 la tendenza è di mostrare donne nude divorate da ogni tipo di mostri.

I testi dell’Iliade, dell’Odissea e dell’Eneide circolano fino all’inizio del XX secolo. Nelle campagne più isolate in Francia si acqiustano delle incisioni o delle riproduzioni con le storie di Ercole e Iside. La chiesa non poteva proibire tutto. Tutte le divinità dell’Antichità sono ben presenti nelle raffigurazioni o nelle esposizioni. La gente si precipita ad andare a vedere le tele di pittori come George-Antoine Rochegrosse o Jean-Léon Gérôme. Quest’ultimo ha influenzato dal Quo Vadis di Guazzoni del 1913 al Gladiatore di Ridley Scott del 2000. Sempre in Francia quello che si apprezzava di più della cultura antica, egizia, greca e romana era l’Apoteosi, cioé la divinizzazione di un eroe o condottiero dopo la sua morte. Solo la morte permetteva di fare un bilancio dell’azione pubblica di questa o quell’altra personalità. Credo che l’Impero Romano sia andato fuori controllo quando dei personaggi pericolosi e incompetenti come Caligola, Claudio, Commodo si fecero divinizzare da vivi o subito dopo essere morti. Seneca nella sua unica opera satirica Apokolokýntosis  riordava che divinizzando Claudio non si sarebbe trattato di un’Apoteosi ma appunto di una Apokolokýntosis (deificazione di una zucca). L’esempio di Ercole é perfetto: Ercole é più eroico di Ulisse che si occupa solo di se stesso. E’ la tipologia stessa dell’essere umano che é divinizzato solo dopo la morte. Non vuole avere il potere per sé, combatte i mostri e difende la sua comunità.

 

FF: La Seconda Golden Age del cinema storico-mitologico si determino’ per circa un decennio in Iatlia tra la fine degli anni quaranta e metà degli anni sessanta. Il ritmo produttivo vantava 30-40 film all’anno. Questo filone del peplum si arresto’ approssimativamente nel 1964 e fu spodestato dal western (spaghetti) che si affermo’ con forza proprio nello stesso periodo.

Sappiamo che il cinema italiano dei generi ha avuto sempre bisogno di rinnovarsi: questo è accaduto per i film fantascientifici, come per il peplum e per il western. E’ come se si avesse bisogno ogni volta di nuovi eroi (nel caso citato il nuovo eroe é il cow-boy). Nel rinnovamento dei codici cosa ha giocato dal punto di vista sociologo e/o antropologico?

CC: Nel cinema di genere italiano c’è stata una corrente che comprende pochi film di una qualità eccellente ma che non hanno avuto quasi mai un successo popolare: il cinema gotico. Il cinema gotico non ha mai funzionato in Italia. Bava comincia ad avere successo con il film giallo. Ma la Maschera del demonio o I tre volti della paura passarono quasi inosservati all’epoca. Ebbero successo all’estero, di critica  (in Francia) e di pubblico (negli Sati Uniti) ma mai in Italia.

Per quanto riguarda il peplum ci fu un’ondata di film durante gli anni 50. Il pubblico li amava e mettevano d’accordo parroci e comunisti.

Quando si parla di cinema, soprattutto dal punto di vista storico, una cosa che si sottovaluta spesso è l’offerta. In quel periodo i peplum si esportavano meravigliosamente. Ma non bisogna dimenticare che nella maggior parte dei casi, le équipes e i tecnici che si diedero ad altri generi erano le stesse. L’Italia fu un esempio straordinario di rinnovamento in quegli anni: si seguivano le tendenze (soprattutto quelle del pubblico americano) e idee nuove ma la manodopera era la stessa. Fu cosi’ che si costruirono nuovi generi: i film di spionaggio, i polars, i western. Per quanto riguarda il cinema western di quegli anni si esprimeva un rigetto dell’imperialismo attraverso una riflessione che rispecchiava il clima politico e sociale di quegli anni (60-70).

 

FF: A proposito di Sansone e Dalila di De Mille Groucho Marx disse ironicamente che era l’unco film che aveva visto dove le tette del protagonista sono più grandi di quelle della star. Come si arriva a coniugare l’eroismo misogino e asessuato degli eroi dei pelplum con le esigenze di produzione che vogliono mostrare le grazie dei personaggi femminili? Il body-building (vedi Steve Reeves) fu d’altronde una delle chiavi del successo di questi film.

CC: Nei film italiani i personaggi femminili sono stereotipati ma il repertorio é assai vario : giovani vergini, cortigiane, donne addolorate, principesse innocenti, regine perverse, sovrane, streghe. Nel cinema americano c’é la tentatrice (appunto Dalila in Sansone e Dalila di De Mille); Susan Hayward (Messalina) ne I Gladiatori di Delmer Daves e poi c’é la vergine martire (Debora Kerr in Quo Vadis o Jean Simmons in La Tunica). L’unica eccezione é la Cleopatra di Mankiewicz dove il personaggio della protagonista esce fuori dagli schemi della tipologia abituale. Nel cinema italiano invece ci sono molti personaggi importanti femminili. La Regina Zenobia (interpretata da Anita Ekberg, anche se la vera Zenobia era piccola e bruna…) in Nel segno di Roma (1958, Guido Brignone, Michelangelo Antonioni) é un personaggio complesso. C’é una differenza sostanziale ad esempio tra la Messalina di Gallone (1951) e quella di Cottafavi in Messalina, Venere Imperatrice (1960). La prima é lo stereotipo della femme fatale del film noir, una sorta di Lady Macbeth senza pietà ma il personaggio é ben costruito e valorizzato e non é completamente negativo. Nella seconda Cottafavi adotta un punto di vista femminista restituendoci il percorso completo: un’adolescente sposata di forza a un uomo di cinquant’anni. Anche in Le legioni di Cleopatra (1959) Cottafavi dipinge un ritratto molto più posotivo della regina crudele del peplum tradizionale come per esempio in Due Notti con Cleopatra di Mario Mattoli (1953) o in Gli amori di Cleopatra di William Castle (1953).

 

FF: La seconda Golden Age del peplum in Italia ha dato vita a grandi film realizzati da grandi registi spesso con pochi mezzi a disposizione. Quali sono le differenze sostanziali tra il peplum italiano e quello americano? Quali i film chiave secondo te?

CC: Storico e mitologico sono due generi differenti. Da noi in Francia diciamo peplum, in America lo chiamano Sandal o Epico, in Italia lo chiamate (in maniera molto più precisa) storico-mitologico. Storico e mitologico sono due correnti, ciascuna possiede i suoi codici. Negli anni 50 i peplum americani sono film religiosi e/o storici ma mai mitologici con la sola eccezione de Gli Argonauti di Don Chaffey (1963) che malgrado sia prodotto dalla Columbia é un film ingelse girato tra l’Inghilterra e l’Italia (i combattimenti sono ricostituiti dal maestro d’armi di Steve Reeves, Enzo Musumesci Greco, gli esterni sono tutti girati in Italia, ad esempio la spiaggia sulla quale Giasone combatte con il gigante Talo é la stessa di quella dove Ercole tira la catena del battello nel film di Cottafavi Ercole alla conquista di Atlantide). Per me questo é un piccolo capolavoro del genere, gli effetti speciali del grande Ray Harryhausen sono meravigliosi. Il primo film mitologico gli americani lo fanno nel 2010 con il remake di Scontro tra titani (Clash of The Titans) di Louis Leterrier. In seguito ne hanno fatti tanti: Immortals (Tarsem Singh Dhandwar, 2011; Hercules: il guerriero e Hercules-La leggenda ha inizio (due film usciti nel 2014), ecc…

Tra il peplum italiano e quello americano c’é una differenza sostanziale: Cottafavi, Franscisci, Parolini o Bava (senza dimenticare Freda e Camerini) avevano pochi mezzi soprattutto se paragonati a quelli dei registi americani di oggi e di ieri. Fini conoscitori di storia e grandi intellettuali, la loro qualità risiedeva soprattutto nel casting e nella direzione degli attori, oltre che nelle straordinarie équipes di cui beneficiavano. In Italia gli effetti speciali e i trucchi si ottenevano quasi esclusivamente girando e quindi a monte. Cambiamenti di luce, escamotages fai da te, costruzioni e invenzioni che non avevano nulla da invidiare agli odierni effetti speciali digitali. Prendi ad esempio Hercules and The Princess of Troy (1964, Albert Band) che rappresento’ il coronamento del lavoro dello straordinario Carlo Rambaldi nella creazione di creature meccaniche (film finanziato interamente dalla Embassy ma con manodopera tutta italiana). E che dire degli exploits fotografici e dei trucchi di Mario Bava? Potremmo parlarne per delle ore…

Se parliamo di film italiani di quest’epoca cosi’ prolifica come non ricordare Le Fatiche di Ercole di Pietro Francisci (1958)? Questo film, oltre ad avere avuto il merito di consacrare il genere al grande pubblico e di aver lanciato la carriera di Steve Reeves, é l’esempio perfetto del savoir faire italiano e della sua creatività. La fotografia e gli effetti speciali sono di Mario Bava che si ripeterà nel successivo Ercole e la regina Lidia. Si recuperarono le scenografie  di di Aida di Clemente Fracassi (con Sophia Loren), il battello dell’Ulisse di Camerini e i costumi di Quo Vadis di Rpbert Taylor, film girato interamente a Cinecittà. Credo che solo per i 4-5 personaggi principali si crearono dei costumi, tutto il resto lo si recupero’. Tutto il film fu girato nei pressi di Roma, nel raggio di 70 km. Il produttore Joseph Levine, per promuovere il film negli Stati Uniti investi’ più di 100000 $ ! Se vedi il trailer americano del film sembra di dover assistere ad uno spettacolo a luci rosse, poi guardi il film e ti accordi che puo’ tranquillamente essere visto da un bambino di 4 anni….

Un altro aspetto che differenzia le due cinematografie a monte é la questione dei diritti. Gli americani quando decidono di adattare un best-seller pagano una fortuna. Il vantaggio di personaggi come Maciste, Ercole o Ursus era quello che non c’era niente da pagare. Prendi ad esempio il grande Cottafavi, poco amato dalla critica italiana e rivelato da François Truffaut già nel 1952-1953. Proprio nel 1952 con Il boia di Lilla, considerato da Truffaut un capolavoro, racconta la storia del romanzo di Dumas I Tre Moschettieri dal punto di vista di un personaggio secondario (in questo caso Milady de Winter, la nemica principale dei protagonisti). Come già ricordato per Cabiria di d’Annunzio gli italiani riescono perfettamente a prendere un romanzo popolare e a cambiarne l’asse centrando il racconto non sul o sui protagnisti ma su un altro personaggio. Cottafavi ha avuto un ruolo essenziale nel cinema italiano di quest’epoca. Adoro i suoi film, compresi quelli fatti per la RAI. Questo grande regista ha avuto la fortuna di vivere a lungo per vedere riconosciuta la sua opera, la stessa fortuna non l’hanno avuta Pietro Francisci o Mario Bava.

 

FF: Parliamo della Terza Golden Age del cinema peplum, quella recente che ha avuto inizio negli Stati Uniti. Troy, film del 2004 costato quasi 200.000.000 di dollari e prodotto dalla Warner, é stato un successo mondiale. Ha incassato qualcosa come 500.000.000. Qual’é la ragione cha ha spinto la Warner a ripercorrere dopo l’insuccesso di Elena di Troia di Robert Wise del 1956 la stessa strada quasi 50 anni dopo?

CC: La Warner perse tantissimo denaro con il film di Wise che é nettamente migliore di quello di Petersen. Credo si siano volute analizzare la cause dell’insuccesso e prendersi in qualche modo una rivincita. Delle volte si tratta di mettere l’accento su questo o quel personaggio. In La Guerra di Troia di Giorgio Ferroni (1961) il personaggio principale é Enea, combattente eroico interpretato da Steve Reeves, nel film di Wise il protagonista é Paride che non é un combattente. Credo che aver scelto come protagonista un eroe combattente (Achille-Brad Pitt) sia stata una delle chiavi del successo del film del 2004. In tutti i modi non ho mai visto al cinema una cattiva versione dell’Iliade. E’ come con ll postino suona sempre due volte di James Cain.

 

FF: Quali sono le esigenze sociologiche che portano al rinnovamento del genere soprattutto negli Stati Uniti in epoca recente?

CC: Le esigenze sono le stesse di quelle del dopoguerra. Nel dopoguerra era il pubblico latino, oggi é il pubblico anglosassone, quello inglese e soprattutto quello americano. I giovani adulti che si muovono nel tessuto urbano contestano in un certo modo i vuoti politici dell’epoca nella quale vivono. C’é un disincanto e una sfiducia tali nelle istituzioni che spesso neanche più nelle finzioni si usano le metafore. C’é una serie di film in 26 episodi del 2005 che amo molto, Master of Horror creata da Mick Garris. I film che durano circa un’ora sono realizzati per la televisione da grandi nomi del cinema horror: c’é John Carpenter, Tobe Hooper, Dario Argento, John Landis, Takashi Miike. In uno degli episodi, Candidato maledetto (Homecoming), diretto da Joe Dante , ci sono gli zombie dei soldati americani morti in Afganistan e in Iraq che escono dalla tomba. L’unica cosa che vogliono é andare a votare per impedire il macello dei giovani americani frutto della menzogna. Tutti questi soldati morti per la causa americana finiscono per marciare sulla casa Bianca. Se non é questo un appello alla resurrezione-inurrezione… E questo succedeva 10 anni fa. In generale Hollywood nei film fantasy e peplum ha preso atto della frattura. l’America profonda é stanca di sentirsi responsabile di tutte le guerre del mondo.  Il solo modo di difendersi oggi é farlo da soli. La rivolta di Paerseo contro gli dei nella versione del 2010 Clash of the Titans (Scontro tra titani) di Luois Leterrier é una lotta contro gli dei del mercato globale. Per lottare contro il nuovo ordine e resistere alla globalizzazione bisogna rimpugnare la spada, riscolpire il corpo e riforgiare lo spirito.

 

FF: Una domanda sorge spontanea quando mi parli di questo. Se possiamo trarre una lezione storica potremmo dire che ogni volta che il cinema di genere si rinnova questo é legato ad una esigenza sociale di cambiamento. I generi si affermano e si riaffermano proprio nei contenuti.

CC: Esattamente. Prendi Game of Throne, dicono che sia la serie preferita di Obama, ma non credo che in fondo lo faccia ridere. Nella maggior parte delle serie televisive americane si parla di sesso e di soldi, ma non si parla mai del sistema. Non si dice che per il poter di un regno, di un paese o di un uomo si é pronti a tutto: a massacrare interi popoli o a distruggere paesi. Game of Throne fa riferimento alla guerra delle due rose e alla quella dei cent’anni. Siamo nella metafora e i draghi sono l’espressione di questa metafora. Se dovessi definire il genere direi che si tratta di un Heroic Fantasy d’influenza medievale che segue la linea di Tolkien piuttosto che di un peplum tout court. In tutti i modi questa bellissima serie parla di cose di cui non si parla abitualmente.

 

FF: E il pubblico occidentale europeo, quelllo italiano, francese, tedesco o spagnolo?

CC: Spartacus di Steven DeKnight ha fatto tanti spettatori in Francia che negli Stati Uniti. In America é stato un successo ma in Francia é stato espolsivo.

 

FF: Come te lo spieghi?

CC: Questa serie é scritta e prodotta in maniera eccellente. E’ costata 4 volte di meno di Roma di Bruno Heller che é geniale dal punto di vista della ricostituzione storica e dei personaggi ed é stata idolatrata dalla critica. In Spartacus, malgrado alcune inesattezze storiche (incredibile la scelta di Giulio Cesare giovane infiltrato tra i ribelli), ci sono un’energia e un’emozione che non hanno eguali, un’intensità drammatica rara. E’ stato demolito dalla critica ma molto amato dal pubblico.

Questa saga ha il merito da una parte di essersi basata sulle fonti latine con un lavoro preparatorio enorme e dall’altra di rivolgersi ad un pubblico di giovani che amano i giochi video

Spartacus ci dice che l’oligarchia é immonda. Ci mostra come é possibile rendere lo schiavo complice e non più vittima attraverso il suo sfruttamento: se gli dai il potere é possibile che ne approfitti comportandosi anche lui come un tiranno, come un imprenditore. E’ la rivolta dell’individuo contro il sistema in chiave moderna. Tutti gi aspetti sono presenti: quello del potere, dell’orogoglio personale, dei buoni sentimenti degli elettori e della falsa democrazia. La base del sistema dello sfruttamento e delle sue logiche é approfondita in maniera lucidamente realistica. Il personaggio di Batiatus, che utilizza in maniera perversa la logica della carota e del bastone, ricalca in maniera chiara la psicologia dei direttori delle risorse umane delle multinazionali anglosassoni. Non ho mai visto un’analisi della società cosi’ fina in una produzione anglosassone.

 

FF: Vorrei terminare questa bella discussione con una domanda sul futuro del cinema storico-mitologico. Ci sarà una quarta Golden Age del cinema peplum?

CC: Forse quando l’Impero romano sarà ristabilito…


 

Editions Tredaniel – Christophe Champclaux

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