Madonna dei Greci – Veglie

di Francesca Casaluci

Veglie sorge su una leggera altura a ovest di Lecce; di questo luogo l’Arditi scrive che “nelle grandi piove (pioggie n.d.r.) le acque che scendono tengono allagati i terreni sottostanti finche non sono ingoiate dalle gore e dai pozzi assorbenti.

L’aria vi è buona, l’acqua bastevole e migliore; bella la chiesa matrice, specialmente l’altare del Sagramento. (…) Il paese, lo dicono così appellato alcuni per riprodurre il nome dell’antica Velia, altri per le paludi circostanti”. Lo stemma è rappresentato da un cannone sormontato da una stella, forse a simboleggiare il ruolo di “vedetta” della cittadina.

Si dice che Veglie si stata fondata da una colonia di Greci e che vi si parlasse la lingua grika che oggi sopravvive solo nella Grecìa salentina.

Veglie custodisce ancora oggi un culto riconducibile direttamente alle sue origini orientali: la Madonna “de li Rieci” ovvero dei Greci. Alcune fonti riportano i nomi di Chiesa in Santa Maria della Pietà, o dei Sette Dolori, o della Beata Vergine Addolorata, seguiti dalla dicitura “delli Greci”.

La chiesetta dedicata a questo culto si trovava un tempo appena fuori dalla città; oggi anche questa zona è stata ampiamente urbanizzata. All’interno dell’edificio si può ammirare un ciclo di affreschi sulla vita di Cristo, raffiguranti: l’Ultima Cena; Gesù nel Getsemani; Gesù alla colonna; Gesù deposto dalla Croce; Ecce Homo; Gesù carico della Croce incontra Maria; Gesù e la Veronica.

La chiesa rimane chiusa tutto l’anno, ad eccezione del giorno della festa della Madonna dei Greci. La si festeggia la domenica successiva a quella di Pasqua: la domenica in albis.

Ogni anno si celebra qui una sorta di pasquetta, una giornata all’insegna della socialità e dello svago per la comunità vegliese. Si prepara per questo giorno la puddrica, tipico dolce pasquale che può avere forma di ciambella o di colomba; inoltre per l’occasione si partecipa ad alcuni giochi tradizionali. Tra questi i più importanti sono il volo degli aquiloni e il gioco della “palla Fungeddhra”, a cui si sfidano gli uomini del paese.

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