Satriano di Lucania – Un carnevale sui generi(s)

di Tommaso Faggiano

Un matrimonio alla lucana, un prete credibile e due sposi improbabili. Così ci accoglie Satriano di Lucania nel febbraio 2017. Una celebrazione ricca di simboli antichi e di giovani protagonisti.

Quando si dice che un posto sia culturalmente vivo, ci si riferisce proprio a questo. Nuovi interpreti degli antichi riti carnascialeschi prendono lo scettro della cultura locale, rimodellandola secondo un codice che rispetta l‘ethos del luogo.

Satriano di Lucania, il paese dei murales, crede molto in questa celebrazione del carnevale che, com’è nel suo intento primordiale, vuole scompaginare la normalità, sospendere la quotidianità e rivoltarla nei suoi stereotipi comportamentali e di genere. Gli uomini interpretano la parte delle donne e viceversa, in una cerimonia che schernisce e rispetta al tempo stesso lo schema del matrimonio meridionale. Le promesse tra gli sposi, la benedizione del prete (unico uomo non travestito), il ricevimento con tanto di tavolata inghirlandata.

Paesaggio lucano, monti, campanili e abitazioni del sud. Architetture semplici ed umili, rivitalizzate da decine di murales variopinti, realizzati tutti in epoca relativamente recente a prova della vitalità culturale del luogo. In effetti, si tratta di questo: un rito folklorico interpretato da giovani promesse della comunità; una manipolazione estetica dell’abitato che ne determina un nuovo look ed un nuovo elemento di riconoscibiltà; un nuovo rituale collettivo (cominciato tre anni prima) che prevede la discesa dal bosco di oltre cento persone travestite da albero, i rumit, gli eremiti. Per la precisione, gli uomini albero sono 131, tanti quanti sono i comuni della Lucania. Tutto ciò affonda le radici negli antichi riti arborei dell’area, ma rinasce in chiave nuova, grazie alla vitalità di una comunità che guarda ancora con riverenza agli elementi della natura, operando una rievocazione attraverso le maschere dell’uomo albero e dell’orso.

Tutto questo in un contesto molto autentico; molti abitanti del posto, poche macchine fotografiche (solo qualche fotografo e una troupe che gira un documentario), nessun fiume di gente, fiumi di vino.

 

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