Antonio Infantino: lo sciamano della musica

di Alessia Luceri

Musicista, compositore, poeta e artista di fama internazionale, Antonio Infantino è uno dei volti che ha preso parte al ciclo di interviste del nuovo documentario “A Sud della musica – la voce libera di Giovanna Marini” prodotto da Meditfilm. Attraverso la sua preziosa testimonianza, la redazione di Luoghi e Visioni vuole ricordare e far conoscere al pubblico il lavoro di questo grande artista ad un mese dalla sua scomparsa.

Nato a Sabaudia nel 1944 e cresciuto a Tricarico (Matera), Infantino manifesta subito la sua vena artistica e nel 1966 comincia ad esibirsi dal vivo al Folkstudio di Roma e al Nebbia Club di Milano, divenendo uno dei protagonisti del Beat italiano.

Tra i suoi numerosi lavori ricordiamo il quaderno di poesie “I denti cariati e la patria”, il suo 33 giri “Ho la criniera da leone (perciò attenzione)” formato da dodici brani inediti registrati con orchestrali della Scala di Milano, la sua partecipazione a Ci ragiono e canto n. 2 di Dario Fo, dove ha composto e interpretato i brani “Avola” e “Povera gente”. Nel frattempo si laurea in architettura e ottiene la cattedra presso l’Università di Firenze.

Nel ’76 fonda i Tarantolati di Tricarico, cui negli anni hanno preso parte decine di musicisti con i quali, reinventando il repertorio tradizionale della sua terra d’origine, ha creato un canzoniere nuovo e composito che va dalle ninne nanne alle filastrocche infantili, ai canti di festa e di lotta, basati spesso su ritmi ossessivi e trans-ipnotici. Con i Tarantolati ha inciso tre dischi per la Fonit Cetra. Nel 1977 partecipa al premio Tenco e l’anno successivo si reca in Brasile dove unisce il genere musicale della Taranta alla Samba, pubblicando il “documentario sonoro” “La tarantola va in Brasile”.

“La classe contadina ha bisogno di una sua cultura specifica che la renda riconoscibile perché non è stato fatto quel lavoro di cui la Giovanna (Marini, ndr) è grande maestra, perché lei ha capito molto bene che bisogna fare una scelta stilistica, di metodo. […] Per far rimbombare la voce c’è una postura precisa che non è da meno di una delle impostazioni che si dà nella musica classica per far arrivare la voce al loggione del teatro. Questo presuppone una conoscenza tecnica che non è casuale”.

Questo è uno dei passaggi dell’intervista realizzata dal gruppo Meditfilm col regista Giandomenico Curi, recatisi a Firenze poco prima della morte del pluripremiato artista lucano, avvenuta il 30 Gennaio 2018, a dimostrazione della fonte di conoscenza che solo una figura del suo calibro poteva trasmettere. Grazie ai suoi intensi racconti, infatti, si guadagna un nuovo modo di vedere la musica intrecciando con essa arte, storia, filosofia. Un passaggio doveroso in un film che parla di musica della tradizione orale.

 

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